Egloo: riscaldare un ambiente con tre candele

Egloo: riscaldare un ambiente con tre candele

  • scritto da Redazione
  • categoria Arredamento

Esiste un modo per riscaldare gli ambienti e allo stesso tempo renderli più accoglienti, grazie alla luce calda che solo le candele sanno sprigionare. Prendi un contenitore di design in terracotta, dei bastoncini di legno, dell’acqua e della cera ed inizia la magia. Il progetto, ideato da Marco Zagaria, designer pugliese formatosi presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, e lanciato oggi su Kickstarter, si chiama Egloo ed è in cerca di fondi per essere commercializzato.

Il calore sprigionato da sole tre candele, diffuso attraverso l’involucro in terracotta, è in grado di riscaldare piccoli ambienti fino a 20 metri quadrati e di aumentarne la temperatura di 2 o 3 gradi, con pochi centesimi di spesa al giorno. Oltre a riscaldare, Egloo funge da umidificatore e diffusore di piacevoli fragranze.

egloo riscalda candele

egloo versione artistica

Il video spiega la filosofia alla base del progetto Egloo e come funziona la “stufa portatile” che riscalda una ambiente con sole tre candele: 

[embedded content]

La terracotta in cui sono racchiusi gli elementi che compongono il sistema è la cosiddetta “Terra da fiamma”, uno speciale tipo di terracotta in grado di resistere alle alte temperature, modellata a formare una base ed una cupola che funge da coperchio che si solleva per rifornire il sistema di acqua o cera.

Oltre alla versione di base con il guscio in terracotta, se il progetto di crowdfunding raggiungerà la quota richiesta per essere messo in commercio, saranno prodotte anche delle versioni artistiche dipinte da artigiani italiani, ideate con l’intento di portare l’arte, ed i benefici psicologici che comporta, nelle case di tutti.

e-max.it: your social media marketing partner
  • pubblicato Mer 1 Novembre 2017

Fonte: Egloo: riscaldare un ambiente con tre candele

Tour Montparnasse: una seconda possibilità all’insegna della sostenibilità

Tour Montparnasse: una seconda possibilità all’insegna della sostenibilità

  • scritto da Alessio Cedro
  • categoria In Europa

Cupa, fuori scala, piena di amianto: diverse sono state le critiche mosse alla Tour Montparnasse dalla sua inaugurazione il 18 giugno del 1973, quando, il colossale grattacielo in stile Manhattan stravolse l’armonia dei tetti parigini pensata da Haussmann. Tanto che Nicolai Ouroussoff, critico di architettura del New York Times dal 2004 al 2011 affermò che salire all’ultimo piano della torre è l’esperienza più bella che si può fare a Parigi perché “è l’unico posto da cui non la vedi”.

Con una superficie di 120.000 mq, la Tour Montparnasse firmata dagli architetti Jean Saubot, Eugène Beaudouin, Urbain Cassan e Louis de Hoÿm de Marie è stata fino al 2011 l’edificio più alto della Francia. Visibile dai quattro angoli di Parigi questo enorme grattacielo a vocazione terziaria domina con i suoi 210 m di altezza e 59 piani l’impianto dell’omonima stazione.

Il futuro della Tour Montparnasse

Viste le numerose critiche, la domanda ricorrente nel tempo è stata: cosa farne di questo ingombrante ospite?

La possibilità di una demolizione è stata spesso presa in seria considerazione, nel 2014, le due candidate sindaco si sfidarono proprio sulla possibilità di eliminare definitivamente il gigante da 150.000 tonnellate.

Abbatterla? “Francamente, è una follia”, dichiarò la socialista Anne Hidalgo, mentre la rivale della destra Nathalie Kosciusko-Morizet evocava la via della demolizione. Con la successiva vittoria dei socialisti alla possibilità di una demolizione è stata preferita quella di un completo restyling dell’edificio.

È di pochi giorni fa la notizia che lo studio Nouvelle AOM si è aggiudicato il concorso internazionale per il restyling della Tour Maine-Montparnasse in nome della sostenibilità. Il consorzio di studi parigini Nouvelle AOM, istituito per affrontare questo progetto (composto da tre società in collaborazione: Franklin Azzi Architecture, Chartier Dalix Architectes e Hardel et le Behan Architectes) ha avuto la meglio nella consultazione di fronte a studi del calibro di Dominique Perrault Architecture, Architecture Studio, MAD Architects, OMA, PLP Architecture e Studio Gang.

 Studio Nouvelle AOMStudio Nouvelle AOM

La ristrutturazione e messa a norma della torre, stimata intorno ai 300 milioni di euro (finanziati interamente dai co-proprietari della torre) sono un tema forte di attualità. Infatti il progetto, che prevede la bonifica dall’amianto, intende conferire all’edificio un nuovo mix funzionale che gli permetterà una miglior integrazione nel quartiere e ridurrà le emissioni anche grazie a nuove facciate climaticamente performanti.

L’intervento, che strizza l’occhio ai Giochi Olimpici di Parigi 2024, sarà quindi un cantiere faro per il rinnovamento del XV arrondissement e dell’intera città.

 Vista dal tetto del centro Pompidou, New AOMVista dal tetto del centro Pompidou, New AOM

L’edificio sarà più trasparente, luminoso ed ecologico, con terrazze “green” e giardini pensili. Rialzata di 18 m e coperta da una serra bioclimatica, la torre vedrà rimpiazzate le oltre 7.200 finestre con una doppia pelle chiara e trasparente che sostituirà l’attuale facciata scura, che sin dal principio aveva reso l’edificio così gelido e austero.

In sintonia con l’impronta della Parigi haussmanniana, i primi 13 livelli disporranno di balconi che permetteranno alla torre di “dialogare” con la città, mentre un giardino pensile al 14° piano li separerà dai piani superiori, destinati al terziario. In cima, un hotel garantirà la connessione alla grande serra agricola in copertura.

Il progetto si delinea dunque come un intervento di riqualificazione su ampia scala:, la torre, che ospiterà un mix di funzioni, intende diventare un polo attrattivo ed inclusivo per il quartiere, mentre gli interventi strutturali sono volti a migliorare notevolmente le caratteristiche prestazionali dell’edificio portando la Tour Montparnasse nel XXI secolo.

Nonostante questi presupposti non sono mancate le critiche, i parigini infatti hanno già ribattezzato il nuovo progetto “corbeille de légumes” ovvero, cesto di verdura. L’appellativo ironico, che si riferisce alla nuova copertura verde cela preoccupazioni assai più serie. L’edificio, infatti, come si può vedere dai rendering di concorso, crescerà anche in altezza, ai 210 metri attuali se ne aggiungeranno altri 18 per ospitare la serra in copertura e i pannelli fotovoltaici.

Kurt Kohlstedt, autore di numerose pubblicazioni online su arte urbana, architettura, design e tecnologia, in uno suo recente articolo “Renderings vs Reality” aveva mosso delle critiche ad un altro esempio di grattacielo dalle aspirazioni green paragonando l’acclamatissimo bosco verticale di Boeri al suo rendering: ”l’opera conclusa era, per quanto ammirevole, molto meno seducente di quella annunciata”. Concludendo che i grattacieli verdi richiedano più energia di quanto aiutino a risparmiarne, oltre a necessitare di rinforzi speciali e soluzioni altamente tecnologiche per sostenere il peso dei vegetali.

Speriamo che il giovane team di architetti parigini riesca nell’impresa di conciliare gli aspetti della progettazione sostenibile con quelli più tecnici e tecnologici senza che ciò giochi a scapito della forma architettonica.

L’inizio dei lavori, che dureranno 5 anni, è previsto per il 2019. Non resta che darsi appuntamento ai giochi olimpici del 2024 per trarre delle conclusioni e vedere conclusa la nuova Torre Maine-Montparnasse.

e-max.it: your social media marketing partner
  • pubblicato Gio 26 Ottobre 2017

Fonte: Tour Montparnasse: una seconda possibilità all’insegna della sostenibilità

Finanziamenti UE per l’inclusione sociale

Finanziamenti UE per l’inclusione sociale

  • scritto da Giovanna Barbaro
  • categoria Green Economy

Nell’ambito della Strategia Europa 2020, la Commissione europea (CE) finanzia diversi tipi di progetti in modo diretto e indiretto. Vediamo in sintesi quali fondi eroga per cofinanziare i progetti riguardanti l’occupazione, l’integrazione, l’inclusione sociale nonché i requisiti dei beneficiari e le modalità di partecipazione.

L’inclusione sociale

Uno degli obiettivi primari dell’UE è facilitare l’inclusione sociale tra i suoi cittadini attraverso dei finanziamenti specifici. Come vedremo in dettaglio, l’Unione sostiene anche l’integrazione sociale delle persone svantaggiate (tra cui i migranti) e dei disabili (o diversamente abili) finanziando attività che combattano la discriminazione nell’accesso all’occupazione e, infine, sul luogo di lavoro. Ecco le caratteristiche che dovrebbero avere i progetti inclusivi per poter essere ammessi al finanziamento:

  • creare percorsi per il reinserimento e la reintegrazione nel mondo del lavoro di gruppi colpiti da discriminazioni;
  • stimolare una cultura di accettazione della diversità sul posto di lavoro per combattere la discriminazione e sensibilizzare le coscienze;
  • incrementare la partecipazione degli immigrati all’occupazione, rafforzandone pertanto l’integrazione sociale;
  • orientare e formare risorse umane alle specifiche esigenze delle persone svantaggiate e disabili;
  • organizzare campagne di sensibilizzazione contro la discriminazione per cambiare la forma mentis delle persone e per promuovere l’accettazione della diversità nei luoghi di lavoro.

finanziamenti ue inclusione b

Fondo Sociale Europeo (FSE)

Il Fondo Sociale Europeo (FSE) è sicuramente il finanziamento più noto e più usato, è uno dei primi ad essere stato creato (60 anni fa!). È anche il più facile da richiedere e conseguire, anche se oggi ci sono molte domande concorrenti.

Il Fondo Sociale Europeo sostiene progetti mirati ad aiutare le persone a migliorare le loro competenze e prospettive professionali, con particolare attenzione per i giovani e le categorie sociali disagiate con misure specifiche volte a indirizzare i gruppi emarginati verso una vita più autonoma, come ad esempio i disabili.

Per candidarsi, le organizzazioni, sia pubbliche che private, devono mettersi in contatto con gli enti preposti nel proprio paese, quindi localmente. La CE fissa le priorità di finanziamento, ma non è direttamente coinvolta nella selezione dei progetti, per questo motivo il FSE è un finanziamento di tipo indiretto, o anche denominato strutturale, e viene erogato direttamente dalle regioni. Ogni paese membro dell’UE27 istituisce una quota minima nel proprio bilancio da assegnare a ciascuna categoria di regioni (priorità diverse in base alla criticità economica) per il FSE.

A quali regioni vengono destinati i fondi:

  1. Regioni meno sviluppate (Pil pro capite inferiore al 75% della media UE) viene destinato circa il 25%;
  2. Regioni “in transizione” (Pil pro capite tra il 75% e il 90% della media UE) – 40%
  3. Regioni più sviluppate (Pil maggiore al 90% della media UE) – 52%.

La programmazione 2014-20 dispone di 84 miliardi di euro contro i 75 della precedente. Attualmente, almeno il 20% del FSE è riservato alle azioni di inclusione sociale, prima arrivava al 13%. Segnaliamo che, tra i progetti finanziati recentemente riguardanti il tema dell’inclusione sociale non abbiamo trovato alcuno per i disabili, invece molti per l’imprenditoria degli immigrati stranieri, eppure i disabili in Italia continuano a crescere anche per malattie invalidanti come la sclerosi multipla, la quale pare dipendere dall’aumento del livello d’inquinamento ambientale, oltre che da fattori genetici. Purtroppo, nel contempo, osserviamo che attualmente non è possibile trovare lo sportello regionale dedicato al FSE dal sito del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, appare in aggiornamento. Pertanto, vi consigliamo di consultare la sezione dedicata ai beneficiari dei finanziamenti oppure di contattare direttamente la Divisione III del Coordinamento del FSE (dirigente: dott. Esposito Marco, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., telefono 06 46834184).

Programma per l’occupazione e l’innovazione sociale (EaSI)

Il programma per l’occupazione e l’innovazione sociale (EaSI) è uno strumento di finanziamento a livello europeo gestito direttamente dalla CE per sostenere l’occupazione, la politica sociale e la mobilità dei lavoratori in tutta l’UE. Punta a promuovere un elevato livello di occupazione sostenibile e di qualità, garantire una protezione sociale adeguata e dignitosa, combattere l’emarginazione e la povertà, nonché a migliorare le condizioni di lavoro.

Il programma per l’occupazione e l’innovazione sociale (EaSI) consta di tre linee di finanziamento gestite separatamente:

Dal gennaio 2014 questi programmi formano i tre assi del fondo EaSI e sostengono in particolare:

  • la modernizzazione delle politiche sociali e del lavoro con l’asse PROGRESS (61% della dotazione totale);
  • la mobilità professionale con l’asse EURES (18% della dotazione totale);
  • l’accesso a microfinanziamenti e all’imprenditoria sociale con l’asse microfinanziamenti e imprenditoria sociale, il 21% della dotazione totale. La dotazione complessiva per il programma di finanziamento in corso (2014-2020) è di circa 9,2 milioni di euro.

Gli obiettivi dei tre programmi sono:

  • Rafforzare l’adesione alla Strategia Europa 2020, il coordinamento degli interventi a livello europeo e nazionale nei settori dell’occupazione, degli affari sociali e dell’integrazione;
  • Sostenere la definizione di adeguati sistemi di protezione sociale e valide politiche per il mercato del lavoro.
  • Modernizzare la legislazione europea e garantirne l’effettiva applicazione.
  • Promuovere la mobilità geografica e accrescere le possibilità di impiego sviluppando un mercato del lavoro aperto.
  • Migliorare la disponibilità e l’accessibilità di micro-finanziamenti a favore delle categorie vulnerabili e delle micro-imprese, nonché facilitare l’accesso delle imprese sociali ai finanziamenti.

A tal fine, il programma si propone di prestare un’attenzione particolare alle categorie vulnerabili, come i giovani, promuovere la parità tra uomini e donne, combattere le discriminazioni, promuovere un elevato livello di occupazione sostenibile e di qualità, garantire una protezione sociale adeguata e dignitosa, combattere la disoccupazione di lunga durata, lottare contro la povertà e l’emarginazione.

Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG)

Il Fondo Europeo di adeguamento alla Globalizzazione (FEG) viene in soccorso dei lavoratori che hanno perso il lavoro a seguito di mutamenti strutturali del commercio mondiale dovuti alla globalizzazione, aiutandoli a trovare quanto prima una nuova occupazione. Le persone disoccupate e le imprese con esuberi, che desiderino chiedere un finanziamento, sono pertanto invitate a contattare le autorità nazionali competenti.

Un esempio rappresentativo di progetto finanziabile è il caso in cui un’impresa chiude o de localizza la produzione in un paese extra UE, oppure a seguito della crisi economica e finanziaria mondiale. In tal caso, il FEG dispone di una dotazione annua massima di 150 milioni di euro per il quinquennio in corso e può finanziare fino al 60% del costo di progetti destinati ad aiutare i lavoratori in esubero e a facilitare loro l’inserimento lavorativo anche sostenendo l’avvio della loro propria attività. In linea di massima, il FEG può intervenire soltanto in caso di oltre 500 esuberi da parte di un’unica impresa (inclusi i suoi fornitori e produttori a valle) oppure di un elevato numero di esuberi in un determinato settore o in regioni confinanti. I casi che prevedono un intervento del FEG vengono gestiti ed attuati dalle amministrazioni nazionali e regionali.

Ogni progetto ha una durata di 2 anni.

Il sostegno che può offrire il Fondo Europeo di adeguamento alla Globalizzazione (FEG) può consistere nel cofinanziare progetti comprendenti misure quali assistenza nella ricerca di un impiego o orientamento professionale o istruzione, formazione e riqualificazione o guida e tutoraggio o imprenditorialità e creazione di nuove aziende. Può anche fornire indennità per la formazione, mobilità/ricollocamento e di sussistenza.

Attenzione: il FEG non finanzia misure di protezione sociale, come pensioni o indennità di disoccupazione. 

I beneficiari del Fondo Europeo di adeguamento alla Globalizzazione (FEG):

  • singoli lavoratori in esubero e nel periodo 2014-2020 sono inclusi anche i lavoratori autonomi, temporanei e a tempo determinato.
  • fino al 2017 possono beneficiare del FEG anche giovani che non hanno un impiego e non seguono corsi di studio o formazione nelle regioni ad elevato tasso di disoccupazione giovanile, in numero pari a quello dei lavoratori che in tali regioni ottengono un sostegno.

Attenzione: il FEG non può essere utilizzato per mantenere in vita un’impresa o per sostenerne l’ammodernamento o l’adeguamento strutturale. Il regolamento definisce: le norme sui criteri di intervento, i beneficiari, le candidature, le misure ammissibili. Cosa distingue il FEG dai fondi strutturali e d’investimento dell’UE? I fondi strutturali e d’investimento dell’UE e, in particolare il FSE, si pongono in una prospettiva più strategica e a lungo termine, anticipando e gestendo l’impatto sociale e il cambiamento industriale con misure come l’apprendimento permanente. Infine, il FEG offre ai lavoratori un sostegno individuale e limitato nel tempo.

Fondo di Aiuti Europei agli Indigenti (FEAD)

Il Fondo di Aiuti Europei agli Indigenti (FEAD) sostiene gli interventi promossi dai paesi dell’UE per prestare assistenza materiale ai più indigenti. Le autorità nazionali selezionano le organizzazioni partner che erogano l’assistenza, sulla base dei programmi nazionali per il periodo 2014-2020 approvati dalla Commissione.

Gli interventi di assistenza materiale finanziati dal Fondo di Aiuti Europei agli Indigenti (FEAD):

  • generi alimentari;
  • abiti;
  • altri articoli essenziali per uso personale, come scarpe e detergenti per l’igiene.

L’assistenza deve andare di pari passo con misure d’integrazione sociale, come iniziative di orientamento e sostegno per aiutare le persone a uscire dalla povertà. Inoltre, le autorità nazionali possono sostenere anche l’assistenza non materiale, come aiutare gli indigenti a inserirsi meglio nella società. La CE approva i programmi nazionali per il periodo 2014-2020, sulla cui base le autorità nazionali adottano le singole decisioni che portano all’erogazione dell’assistenza mediante organizzazioni partner (spesso ONG). Un approccio analogo è già in uso per i fondi di coesione. I paesi dell’UE possono scegliere il tipo di assistenza (generi alimentari o assistenza materiale di base, oppure una combinazione di entrambi) che desiderano prestare, a seconda della propria situazione, e come ottenere e distribuire gli articoli. Le autorità nazionali possono sia acquistare direttamente i viveri per fornirli alle organizzazioni partner, oppure finanziare le organizzazioni affinché provvedano agli acquisti. In quest’ultimo caso, le organizzazioni partner possono distribuire direttamente gli alimenti, oppure chiedere aiuto ad altre organizzazioni.

I requisiti che devono possedere i partner di progetto:

I partner ammissibili sono enti pubblici, oppure ONG selezionate dalle autorità nazionali sulla base di criteri oggettivi e trasparenti definiti a livello nazionale. L’importo totale stanziato per il FEAD nel periodo 2014-2020 è di circa 3,8 miliardi di euro. Inoltre, i paesi dell’UE sono tenuti a contribuire al rispettivo programma nella misura di almeno il 15% mediante cofinanziamenti nazionali. Ricordiamo che il FEAD integra il FSE, concorrendo al sostegno delle persone a compiere i primi passi per uscire dalla povertà e dall’emarginazione. Aiuta gli indigenti rispondendo ai loro bisogni primari per condurli ad una condizione funzionale ad ottenere un lavoro, o a seguire un corso di formazione cofinanziata o totalmente gratuita.

finanziamenti ue inclusione c

Per concludere, dobbiamo segnalare la latitanza di misure concrete specie nel nostro Paese, rispetto agli altri paesi fondatori dell’UE (Germania e Francia), per l’inserimento dei disabili in età lavorativa con problemi di mobilità ridotta (obbligati per diverse cause a muoversi su carrozzina).  Tale mancanza è assolutamente inaccettabile quando la politica europea obbliga la maggioranza dei suoi cittadini a rimanere sul mercato fino a tarda età, in virtù dell’aumento (apparentemente, n.d.r.) della speranza di vita, la quale non coincide necessariamente con la capacità degli anziani di muoversi in modo agile ed essere produttivi allo stesso modo di quando erano giovani. Perciò rimangono irrisolti i problemi dell’accessibilità e fruibilità della grande maggioranza delle infrastrutture pubbliche.

e-max.it: your social media marketing partner
  • pubblicato Lun 23 Ottobre 2017
Giovanna Barbaro

Giovanna Barbaro

Deve il suo carattere cosmopolita a Venezia, dove si laureò in architettura (IUAV). Dal 2008 europrogettista nei settori green economy e clean tech. Nel 2017 ha realizzato uno dei suoi più importanti sogni: fondare Mobility-acess-pass (MAP), un’associazione no profit per la certificazione dei luoghi pubblici per le persone con disabilità motorie. Tra i suoi hobby preferiti: la fotografia e la scrittura

Fonte: Finanziamenti UE per l’inclusione sociale

Strisce pedonali 3D per strade più sicure

Strisce pedonali 3D per strade più sicure

  • scritto da Mariangela Martellotta
  • categoria Curiosità ecosostenibili

Per risolvere il problema dell’alta velocità nei centri urbani si ricorre solitamente a diversi espedienti contemplati nel codice della strada: dossi artificiali, segnali dissuasori, semafori. La velocità dei veicoli diventa un problema soprattutto nelle strade urbane dove è previsto anche l’attraversamento dei pedoni.

Nitin Gadkari, il ministro dei trasporti del paese con il più alto numero di vittime per incidenti stradali ha avuto un’idea per far rallentare gli automobilisti in corrispondenza degli attraversamenti pedonali e rendere più sicure le strade e in alcune zone della municipalità di New Delhi, India, è stato realizzato un trompe-l’oeil di strisce pedonali per farle sembrare tridimensionali e sospese sopra il livello stradale agli occhi degli automobilisti. 

Le strisce pedonali tridimensionali

L’illusione ottica delle strisce stradali 3D è talmente realistica che avvicinandosi si ha il timore di andare addosso ad un ostacolo materiale realmente esistente e così si rallenta fino a che non si nota che le strisce sono in realtà disegnate.

Questa trovata di “street painting” fa si che gli automobilisti per istinto diminuiscano la velocità pur ripercorrendo la strada con le strisce dipinte, più volte. Il ministro dei trasporti Nitin Gadkari ha parlato di “interruttori di velocità virtuali”, ciò a testimoniare quanto influisca l’autopersuasione sulla mente umana.  

strisce pedonali 3d b

La trovata delle strisce pedonali 3D sta funzionando talmente bene in India che in Islanda in una delle vie centrali della cittadina islandese di Ísafjördur si è pensato di ricorrere allo stesso espediente, sebbene nel Nord Europa il traffico sia notevolmente regimato rispetto a quello indiano. La proposta per la realizzazione delle strisce 3D è stata sottoposta all’amministrazione locale a settembre e con il consenso dell’autorità per i trasporti locale alla fine dello scorso mese esse sono state realizzate.

[embedded content]

L’idea dell’uso di strisce pedonali tridimensionali è, oltre che efficace anche economica. Basti pensare che per realizzarle non occorre eseguire lavori stradali invasivi come per esempio quelli per l’installazione di dossi artificiali, né installare pali per segnali o semafori, a favore del decoro visivo del luogo. Inoltre l’economicità sta nel fatto che oltre ad essere rapide e semplici da realizzare le strisce possono integrarsi su qualsiasi tipo di asfalto e necessitano di una manodopera limitata. Chiaramente si possono scegliere disegni di strisce geometriche, molto semplici, e tipologie di disegni più complessi e a vari colori.

strisce pedonali 3d c

e-max.it: your social media marketing partner
  • pubblicato Mar 17 Ottobre 2017
Mariangela Martellotta

Mariangela Martellotta

Architetto pugliese. Prima di decidere di affacciarsi al nascente settore dell’Ecosostenibilità lavorava nel settore degli Appalti Pubblici. È expert consultant in bioarchitettura e progettazione partecipata. Opera nel settore della cantieristica. È membro della Federazione Speleologica Pugliese.

Fonte: Strisce pedonali 3D per strade più sicure

La tecnologia X-Lam per la ricostruzione post sisma

La tecnologia X-Lam per la ricostruzione post sisma

  • scritto da Erika Guolo
  • categoria Legno

L’Italia negli ultimi anni è stata una delle nazioni più colpite da eventi sismici in particolare lungo gli Appennini, motivo per cui attualmente si discute molto del tema della ricostruzione, puntando sulla sicurezza antisismica e sulla tecnologia X-Lam. Fondamentale è riflettere su una ricostruzione post sisma efficace e duratura nel tempo, ed il legno è un ottimo materiale naturale e sostenibile per questo tipo di costruzioni perché in grado di garantire resistenza elevata, tempi di realizzazione brevi e costi ridotti. Inoltre l’utilizzo del legno comporta vantaggi ambientali (protegge la biodiversità e gli ecosistemi) e benefici sociali (migliora la qualità della vita e la salute degli occupanti).

La tecnologia X-Lam per la ricostruzione post sisma

Le strutture in legno hanno ottime proprietà meccaniche e fisiche, offrendo buone garanzie in caso di scosse. Inoltre il legno è particolarmente indicato nelle zone sismiche perché si tratta di un materiale leggero (il peso specifico è quattro volte più basso rispetto al calcestruzzo), flessibile ed elastico in grado di assorbire e dissipare l’energia sviluppata durante il sisma, riportando eventuali piccoli danni facilmente risanabili.

Molte delle costruzioni da realizzarsi in seguito al terremoto saranno realizzate con una struttura principale multistrato in legno unita da connessioni meccaniche in grado di fornire rigidità all’intero edificio ed allo stesso tempo deformabilità in caso di necessità: la tecnologia più diffusa è l’X-LAM, costituita da pannelli di legno massiccio a strati incrociati e più strati di lamelle sovrapposti ed incollati uno sull’altro, in modo che la fibratura di ogni strato sia orientata di 90° rispetto agli strati adiacenti, fornendo rigidezza e trasmettendo alle fondazioni sollecitazioni provenienti da varie direzioni. Per di più questo sistema fornisce un ottimo isolamento termico ed acustico, ottenendo risparmi dal punto di vista energetico ed un ottimo comfort termo-igrometrico interno, garantisce un’elevata resistenza al fuoco ed assicura da subito l’abitabilità.

Naturalmente sono stati effettuati dei test per verificare quanto appena descritto: già nel 2007 era stato effettuato un test antisismico (progetto SOFIE – Sistema Costruttivo Fiemme) su un edificio in x-lam di 7 piani (24 metri di altezza), resistendo con successo ad una simulazione di terremoto pari a magnitudo 7,2 della scala Richter.

tecnologia x lam sisma b

Un caso studio di ricostruzione post sisma in Italia

tecnologia x lam sisma d

tecnologia x lam sisma c

Un caso studio di ricostruzione post sisma in Italia è stata la corte agricola di Schivenoglia (MN) danneggiata in seguito al terremoto del 2012, utilizzando le tecnica costruttiva dell’x-lam con l’obiettivo di perseguire il tema della sostenibilità ma mantenendo inalterate le caratteristiche  ed il linguaggio architettonico per non compromettere eventuali vincoli paesaggistici e garantendo una sicurezza sismica più performante ed una ventilazione in grado di evitare la formazione di muffe, raggiungendo infine elevate prestazioni energetiche (Classe energetica A) con l’installazione di pannelli fotovoltaici in grado di alimentare una pompa di calore. I tempi di realizzazione sono stati di 8 mesi.

e-max.it: your social media marketing partner
  • pubblicato Gio 12 Ottobre 2017
Erika Guolo

Fonte: La tecnologia X-Lam per la ricostruzione post sisma

Bio Resort in Calabria: il lusso in veste sostenibile

Bio Resort in Calabria: il lusso in veste sostenibile

  • scritto da Redazione
  • categoria In Italia

In Calabria, a pochi passi dalla stazione di Zambrone (VV) e nell’area che fu del primo Acquapark del Meridione, sorgerà Bio Resort: un resort sostenibile di lusso progettato dallo studio L4 Designing Getaways insieme alla riqualificazione di tutta la zona costiera circostante. 

Il progetto del Bio Resort di lusso che sorgerà in Calabria abbraccerà una vista panoramica sul promontorio di Tropea fino all’isola di Stromboli. Area abbandonata dopo la chiusura dell’Acquapark, avvenuta nel 2007, il complesso ricettivo si caratterizza per l’uso sapiente dei materiali naturali e della vegetazione locale, con lo scopo di creare una struttura a basso impatto ambientale perfettamente integrata nel territorio.

L’edificio, il cui ingresso è situato a 50 metri sul livello del mare, è segnato visivamente da alte palme e da una ricca e invitante vegetazione locale. Un portico in legno profondo 6 metri caratterizza il prospetto dell’edificio e, con la sua copertura in bambù e legno, crea una piacevole ombreggiatura degli spazi antistanti il Bio Resort e migliora la ventilazione naturale all’interno, consentendo di mantenere un continuo contatto visivo tra interno ed esterno.

bio resort calabria b

I due livelli dell’hotel sono mimetizzati non solo dal verde del giardino, che abbonda di ulivi secolari, cactus e alberi da frutto, ma anche dal tetto giardino, praticabile nella parte centrale dell’edificio e studiato per migliorare le prestazioni energetiche del Bio Resort in chiave sostenibile, ottimizzando la coibentazione, riducendo la riflettenza delle superfici e nascondendo anche gli impianti. 

Il corpo di fabbrica, tramite il portico e una serie di passaggi filtranti, è diviso in quattro blocchi principali che spezzano la stecca edilizia e creano coni visivi dal giardino al mare.

bio resort calabria d

Le soluzioni tecnologiche adottate da L4 Designing Getaways per la struttura puntano ad aumentare l’efficienza energetica dell’hotel. Pareti perimetrali e porticato sono pensati per perseguire un alto comfort termico ed acustico, le vetrate basso-emissive e il tetto giardino contribuiscono ad un involucro edilizio performante. Anche la scelta dei materiali naturali è mirata all’ottenimento di elevato benessere, oltre che alla valorizzazione dell’architettura all’interno del paesaggio costiero e all’esaltazione di elementi tipici del luogo. Colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici e un sistema di raccolta differenziata contribuiscono ridurre l’impatto del resort nell’area.

La riqualificazione di quest’area abbandonata avrà un innegabile ricaduta sull’economia locale oltre che effetti positivi anche sul tessuto sociale, studiati dallo studio di progettazione L4 Designing Getaways che da anni si è specializzato in alberghi e resort.

e-max.it: your social media marketing partner
  • pubblicato Ven 6 Ottobre 2017

Fonte: Bio Resort in Calabria: il lusso in veste sostenibile

Riqualificazione di un complesso scolastico a Terento

Riqualificazione di un complesso scolastico a Terento

  • scritto da Erika Guolo
  • categoria In Italia

Lo studio viennese feld72 si è occupato della riqualificazione di un complesso scolastico degli anni ‘70 a Terento (BZ). L’intervento, i cui studi sono partiti nel 2005 è stato completato nel 2017.

In un contesto storico in cui il rispetto per l’ambiente e la diffusione dei principi di sostenibilità sono fondamentali, la scuola, come prima istituzione pubblica con la quale ci confrontiamo e cresciamo, diventa un manifesto della buona progettazione, rendendo gli studenti “soggetti attivi” di una realtà che si prende cura dell’ambiente, oltre che costituire importanti strumenti di crescita economica e sviluppo.

Il complesso scolastico di Terento ospita l’asilo e la scuola primaria di primo grado e nasce con l’obiettivo di favorire un apprendimento orientato alla ricerca ed al rispetto dell’ambiente fin dall’infanzia, oltre che affermare l’identità di un edificio tradizionale.

riqualificazione scuola trento b

L’edificio, progettato seguendo la topografia del territorio è costituito da ampie vetrate, assicurando delle vere e proprie connessioni fisiche mediante le continue estensioni tra spazi interni ed esterni, ma anche mediante connessioni che permettono di sviluppare approcci pedagogici creando sinergie con la visione della flora e della fauna circostanti. Tutto il complesso scolastico di Terento è costituito da singoli volumi che richiamano la struttura originaria, dalle geometrie elementari e colori dai toni tenui, utilizzando al meglio la luce naturale diurna e gli apporti solari.

Tutti gli spazi diventano luogo di apprendimento, anche le zone di passaggio, permettendo una continua versatilità degli ambienti grazie all’arredo che a sua volta diventa architettura con infinite possibilità di reinvenzione da parte dei bambini.

riqualificazione scuola trento c

Per la costruzione la scelta dei materiali si è orientata su elementi tradizionali del Sud-Tirolo reinterpretati in modo contemporaneo: la struttura principale è in legno di larice con intonacatura esterna in cemento bianco e l’interposizione di uno strato isolante permette di ottimizzare la trasmittanza termica dell’involucro edilizio, seguendo i criteri di bioarchitettura e sostenibilità energetica. Il sistema di distribuzione del calore avviene tramite delle condutture a pavimento e la qualità dell’aria interna è garantita mediante l’utilizzo di un sistema di ventilazione meccanica controllata, il tutto alimentato da energie rinnovabili: l’edificio ha raggiunto la certificazione CasaClima A.

e-max.it: your social media marketing partner
  • pubblicato Mer 4 Ottobre 2017

Fonte: Riqualificazione di un complesso scolastico a Terento

Pietra di Luserna: la raffinatezza di un materiale naturale della tradizione

Pietra di Luserna: la raffinatezza di un materiale naturale della tradizione

  • scritto da Redazione
  • categoria Altri

La Pietra di Luserna è un materiale naturale impiegato da secoli come elemento di finitura per pavimentazioni, murature e coperture grazie alla sua riconosciuta bellezza e alla raffinatezza della sua superficie. Piemontese di origine, la pietra viene ricavata da cave presenti nelle Prealpi Cozie del Piemonte fin dal XVII secolo e rappresenta per quel territorio un’importante risorsa economica oltre che la cifra stilistica dei più bei palazzi reali di Torino, Racconigi e Venearia Reale.

Qualità e bellezza della Pietra di Luserna

Da un punto di vista litologico la Pietra di Luserna appartiene alla famiglia delle rocce metamorfiche scistose e più precisamente al gruppo delle Gneiss.  La superficie di questa raffinata pietra naturale si caratterizza per le venature grigio-verdognole e bianche a seconda della diversa composizione chimica del materiale lapideo, colorazioni che si alternano negli strati millimetrici della roccia conferendo al materiale una bellezza che ha pochi eguali. Ulteriore elemento di qualità estetica del materiale è la presenza, a seconda del tipo di prodotto realizzato, di aloni di ruggine, che arricchiscono ancora di più le lastre di pietra.

Estratta limitando al massimo l’uso di esplosivo, e anzi ricorrendo a tagliatrici a filo diamantato che hanno reso molto più veloce e raffinato suo processo produttivo, la pietra di Luserna è prelevata da poco meno di un centinaio di cave sparse nel comprensorio tra i comuni di Bagnolo Piemonte (Cuneo) e di S. Giovanni e Rorà (Torino) per una produzione totale di circa 390 mila tonnellate all’anno. Da queste cave vengono prelevati blocchi e lastre sottoposti a diverse lavorazioni per ottenere una finitura superficiale che permette alla pietra di Luserna di essere impiegata in modo versatile.

Gli impieghi della pietra naturale di Luserna

Ieri come oggi, la lavorazione più diffusa della pietra naturale di Luserna consiste nella spaccatura dei blocchi in lastre con successiva riquadratura.

Le tipologie più frequenti dei prodotti ottenuti sono le lastre a superficie fiammata, spazzolata (anticata) e lucidata, per ottenere prodotti da pavimentazione urbana, pavimentazioni ed elementi per interni e materiali da copertura (le famose lose da tetto).

A questo proposito non si può dimenticare l’impiego noto della Pietra naturale di Luserna che, tagliata in lastre, riveste la copertura dell’imponente Mole Antonellina di Torino. La copertura a lose voluta dall’architetto Alessandro Antonelli per l’architettura più famosa della città piemontese, è usata per conferire maggiore solidità all’edificio, che al tempo della sua costruzione era in assoluto il più alto monumento al mondo mai realizzato in muratura.

pietra luserna bellezza b

Oggi le copertura in pietra di Luserna sono i rivestimenti tegolari più diffusi nelle aree di montagna, non solo per la loro bellezza ma anche per particolare resistenza agli agenti atmosferici e al basso impatto ambientale di una scelta architettonica che si inserisce nel contesto paesaggistico con assoluta raffinatezza.

L’impiego della pietra per pavimentazioni urbane offre una gran varietà di soluzioni architettoniche di pregio, specie se la Pietra di Luserna viene usata in combinazione con il granito.

pietra luserna bellezza c

Le imprese che si occupano dell’estrazione e della lavorazione di questa pietra naturale sono presenti sul mercato da anni, grazie ad una tradizione industriale che si tramanda di generazione in generazione. Tra queste spicca la Ditta Vottero Riccardo che fin dagli anni ’20 del secolo scorso costituisce un importante punto di riferimento per operatori del settore, marmisti e designer che abbiano la necessità di reperire dalle cave un materiale dalle elevate qualità fisiche nonché estetiche.

e-max.it: your social media marketing partner
  • pubblicato Gio 28 Settembre 2017

Fonte: Pietra di Luserna: la raffinatezza di un materiale naturale della tradizione