Dispatchwork: la rigenerazione urbana con mattoncini colorati

Dispatchwork: la rigenerazione urbana con mattoncini colorati

  • scritto da Lorenza Bisbano
  • categoria Curiosità ecosostenibili

Jan Vormann, artista Berlinese, da 10 anni gira il mondo armato di mattoncini Lego con l’intento di contribuire alla rigenerazione urbana per riqualificare angoli di città e colmare le crepe dei muri e ravvivare il grigio della città moderne utilizzando colori che tutti associano ai giochi dell’infanzia.

L’idea, che sta facendo il giro del mondo, è nata durante un viaggio in Italia. Le crepe nei muri del borgo medievale di Bocchignano in provincia di Rieti hanno ispirato per la prima volta l’artista. Dal 2007 fino ad oggi Jan Vormann ha invaso con i suoi mattoncini colorati almeno 27 nazioni.  

dispatchwork mattoncini bocchignano

L’obiettivo del progetto Dispatchwork

L’obiettivo del progetto di street art Distatchwork non è sicuramente quella di sconfiggere definitivamente il deterioramento dei muri. Infatti nel momento in cui si debba procedere con un lavoro di restauro tradizionale i mattoncini possono essere facilmente staccati dalla loro localizzazione temporanea per tornare a far parte della scatola dei giochi e successivamente essere riutilizzati per il prossimo dispatchwork.

Si tratta di un progetto artistico con una vena satirica che riguarda la comunità. L’intento dell’artista è infatti quello di sottolineare le tante occasioni di essere creativi che si possono trovare all’interno della seriosità del nostro paesaggio da sottoporre ad un intervento di rigenerazione urbana. E così il vecchio ed il nuovo si accostano, il grigio ed il colorato. Le crepe sono riempite e valorizzate con il colore.

Questo concetto ricorda quello che sta alla base dell’arte giapponese del kintsugi dove i vasi rotti, una volta riparati con l’oro, guadagnano in bellezza e valore. Nel caso delle città moderne la bellezza è vista in chiave sociale ed è data dal senso di stupore che possono provare i passanti nell’incontrare i mattoncini colorati con i quali giocavano da bambini all’interno delle crepe di manufatti che in alternativa sarebbero passati inosservati.

Changsha, Cina. L’autore della foto spiega di aver aggiustato da solo e di sua iniziativa il gradino danneggiato che si trovava in un parco vicino a casa sua, e spiega di come abbia attratto la curiosità di molte persone mentre compiva la sua opera di street art.

Mattoncini colorati: la collaborazione dei cittadini

Dispatckwork è definito come un gioco a più giocatori che si svolge in tutti i luoghi pubblici del mondo. Risveglia i ricordi infantili fatti di forme astratte e colori vividi attraverso la collaborazione globale di persone tra di loro sconosciute.

Sebbene con un po’ di fortuna sia ancora possibile avvistare lo stesso Jan Vormann in giro per le città con i suoi mattoncini Lego colorati, l’artista ha chiesto aiuto a tutti i cittadini del mondo. Tutti sono invitati ad uscire di casa, recarsi nei luoghi pubblici armati di lego, restaurare col colore il vecchio muro e inviare la foto indicando la località in cui è stata scattata utilizzando il sito internet del progetto di rigenerazione urbana Dispatchwork.

La richiesta dell’artista ha avuto un riscontro globale, la mappa con la geolocalizzazione delle opere di street art si sta riempiendo sempre di più, le foto e le didascalie raccontano, tra le altre cose, di persone che nonostante abbiano preso l’iniziativa da soli si sono accorti di attrarre curiosi, o di associazioni culturali cha hanno organizzato gruppi di lavoro per ricolorare muri storici delle città compiendo un atto di rigenerazione urbana.

 La mappatura delle foto inserite sul sito Dispatchwork.infoLa mappatura delle foto inserite sul sito Dispatchwork.info

 I mattoncini del dispatchwork possono essere riutilizzati dai bambini per giocareI mattoncini del dispatchwork possono essere riutilizzati dai bambini per giocare

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  • pubblicato Mer 31 Gennaio 2018
  • crediti fotografie © www.dispatchwork.info
Lorenza Bisbano

Lorenza Bisbano

Creativa e curiosa, durante la stesura della sua tesi di laurea riscopre il piacere e la forza della scrittura per la diffusione di informazioni ed idee. Viaggiatrice, esplorando il mondo coniuga la sua passione per l’architettura con la scoperta di nuove culture. 

Fonte: Dispatchwork: la rigenerazione urbana con mattoncini colorati

Stampa 3D con plastica riciclata: una panchina per Amsterdam

Stampa 3D con plastica riciclata: una panchina per Amsterdam

  • scritto da Silvia Corgiolu
  • categoria Plastica

Print Your City! è un progetto nato dall’idea di Foteini Setaki e Panos Sakkas, i due architetti di The New Raw, uno studio con sede a Rotterdam che si occupa di ricerca e design. In particolare, fin dall’inizio, le attività di sperimentazione dello studio si sono focalizzate sul riciclo della plastica attraverso l’utilizzo della stampa 3D. Questa tecnologia consente di chiudere il ciclo del materiale con un sistema di riciclaggio breve e semplice e con zero produzione di ulteriori rifiuti.

La plastica è progettata per durare praticamente per sempre, eppure la maggior parte degli oggetti realizzati con questo materiale viene utilizzata per poco tempo e poi buttata via (bottiglie, bicchieri, buste della spesa…). È lo stile di vita delle città che ha incrementato l’uso di imballaggi monouso e la produzione costante di rifiuti: il 25% dei rifiuti urbani contiene plastica e solo ad Amsterdam i residenti generano in media 23 kg di rifiuti di plastica all’anno per persona. Praticamente ogni giorno buttiamo nel cestino oggetti che potenzialmente avrebbero un ciclo di vita lunghissimo e che noi sfruttiamo al minimo.

Da qui nasce il progetto di The New Raw: dare nuova forma a un materiale con incredibili potenzialità realizzando prodotti che dalla piccola scala possano creare meccanismi virtuosi a livelli più ampi. Valorizzando lo spazio pubblico, per esempio.

La prima panchina in plastica riciclata stampata 3D

La prima panchina stampa 3D con plastica riciclata con Print your City

È così che ha avuto origine Print Your City!, un progetto che esplora gli utilizzi della plastica riciclata applicati alla stampa 3D. Un modo di ridisegnare l’ambiente urbano che parte dal piccolo. Più precisamente, da un panchina.

La prima è stata realizzata ad Amsterdam, si chiama XXX, è ottenuta principalmente dal riciclo di buste di plastica e pesa 53 kg: più o meno la quantità di plastica prodotta ogni anno da una coppia di cittadini di Amsterdam. Potenzialmente ogni cittadino potrebbe realizzare la propria panchina iniziando a raccogliere la plastica da lui stesso prodotta quotidianamente.

Il messaggio è forte e chiaro, tutti dovrebbero avere più consapevolezza di ciò che producono.

Leggi anche del primo palazzo stampato in 3D ad Amsterdam.

Con Print your city nasce la panchina di plastica ottenuta da rifiuti

La prima panchina in plastica riciclata è stata ottenuta da buste di plastica

La stampa 3D con plastica riciclata

La plastica è un materiale presente in grossissime quantità che può essere riciclato e riutilizzato più volte. Unito alla tecnologia della stampa 3D può dare il via a una produzione che unisca effettivamente l’utile al dilettevole: da un lato la praticità di un meccanismo che favorisce la riproduzione modulare e dall’altro la versatilità che lascia campo a creative personalizzazioni.

Il processo di riciclo è grosso modo questo: prima di tutto si raccoglie il materiale, lo si tritura riducendolo in pezzi, questi vengono lavati e sono pronti per essere inseriti nella stampante. Quello che si ottiene è un panchina dalla forma accattivante, lunga 150 cm e alta 80 cm che può ospitare fino a quattro persone ed è al 100% riciclabile. Infatti, quando poi dovesse usurarsi o rompersi verrà semplicemente ridotta nuovamente in pezzi, pronta per alimentare ancora una volta la stampante. La metafora che si vuole richiamare è quella di un’economia circolare in cui anche gli scarti possono ricreare bellezza e valore.

Il processo di stampa 3d per produrre la panchina in plastica riciclata

Una curiosità: proprio per la sua forma caratteristica, la panchina si comporta come un dondolo. Sostanzialmente per rimanere in equilibrio su di essa c’è bisogno di una collaborazione tra le parti, consapevolezza del proprio peso, coordinazione.

Visto tutto il progetto che c’è dietro, non sembra proprio una casualità.

Print Your City! è un progetto di ricerca avviato da The New Raw. È stato avviato nel 2016 in collaborazione con Aectual e 3D Printing in the Circular City (progetto Stimulus di Circular City Program dell’AMS Institute) e supportato dalla Technical University di Delft e da AEB Amsterdam.

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  • pubblicato Gio 25 Gennaio 2018
  • crediti fotografie © The New Raw
Silvia Corgiolu

Fonte: Stampa 3D con plastica riciclata: una panchina per Amsterdam

Solar Squred: il fotovoltaico integrato in facciata

Solar Squred: il fotovoltaico integrato in facciata

  • scritto da Erika Guolo
  • categoria Energie rinnovabili

Solar Squared è il progetto di ricerca che ha previsto l’utilizzo di un particolare prototipo di mattone in vetrocemento con celle fotovoltaiche integrate da usare in facciata.

I pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica sono sempre più diffusi nei nuovi edifici e nelle ristrutturazioni poiché, producendo energia pulita dal sole, aumentano la sostenibilità e quindi il valore dell’immobile su cui sono installati. I pannelli fotovoltaici vengono installati principalmente sulle coperture, per via delle performance e la scarsa visibilità dalla strada.

Non è così scontato l’utilizzo in facciata, nonostante si stia investendo molto sui sistemi BIPV (Building Integrated Photovoltaic System) per l’integrazione architettonica: è il caso di Solar Squared, progetto di ricerca sviluppato dal College of Engineering, Mathematics and Physical Sciences dell’University of Exter nel Regno Unito e dalla start up Build Solar.

Il progetto ha previsto la realizzazione di mattoni in vetrocemento trasparenti con celle fotovoltaiche integrate. Ogni mattone è dotato di una griglia di elementi ottici in grado di concentrare i raggi solari e dirigerli alle celle fotovoltaiche per la produzione di energia.

Solar Squared, adatto per l’integrazione in edifici ad energia quasi zero, ha cercato di migliorare una tecnologia esistente, ma che presenta ancora alcuni limiti importanti (costi, durata, manutenzione e smaltimento), utilizzando un materiale da costruzione come il vetrocemento già presente da molti anni nel mercato, resistente, modulare e versatile, avendo infatti buone caratteristiche portanti ed allo stesso tempo è in grado di far passare la luce naturale negli ambienti interni.

Il prototipo di SOlar Squared ha inoltre migliorato la capacità di isolamento, ottenendo valori inferiori a 2 W/mqK per moduli con doppia camera d’aria e quattro pannelli di vetro e 1,6 W/mqK per moduli con tre camere d’aria e sei pannelli di vetro. Il risultato finale è un prodotto completamente sostenibile: un  migliore isolamento termico rispetto ad una parete in vetro normale e la riduzione delle spese di manutenzione grazie alla produzione di energia.

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  • pubblicato Mer 17 Gennaio 2018
Erika Guolo

Erika Guolo

Appassionata di disegno e di storia fin da piccola, nel tempo libero visita ville, chiese, castelli e tutto ciò che riguarda la crescita e l’evoluzione del paese in cui vive. La lettura è il suo passatempo preferito, che occupa ogni minuto libero delle sue giornate. 

Fonte: Solar Squred: il fotovoltaico integrato in facciata

Centri commerciali: energivori o sostenibili?

Centri commerciali: energivori o sostenibili?

  • scritto da Giulia Azzini
  • categoria In Italia

Nelle giornate piovose e nei fine settimana, oltre che durante le feste natalizie, moltissime persone si riversano nei centri commerciali per acquistare, consumare pasti, comprare regali o semplicemente trascorrere del tempo.

Al di là delle molte considerazioni possibili da fare sull’opportunità di trascorrere tante ore in questi centri, sulla corsa all’acquisto eccessivo e sulle modalità e gli  orari di apertura di queste strutture, è il caso di soffermarsi a valutare l’impatto energetico e ambientale che i centri commerciali hanno sul territorio.

Energivori o sostenibili: alcuni dati sui centri commerciali 

Dal RAEE, Rapporto Annuale sull’Efficienza Energetica in Italia, redatto da ENEA nel 2017 si evince che i consumi energetici degli edifici non residenziali quali i centri commerciali sono aumentati quasi del 5% dal 2014. Inoltre nel periodo 1990-2015 il consumo totale del settore è raddoppiato, nonostante la crisi economica che ha colpito il Paese negli ultimi anni.

Le fonti energetiche che soddisfano il fabbisogno dei centri commerciali sono costituite per oltre il 50% da energia elettrica e per il  40% da gas naturale.

Gli edifici che ospitano i moderni centri commerciali sono da ritenersi dunque energivori, in quanto hanno un dispendio energetico enorme in termini di riscaldamento invernale, climatizzazione estiva e illuminazione. Basti pensare alle temperature spesso esagerate che si hanno nei negozi dei grandi centri commerciali nel periodo invernale, alla “necessità” di mercato di avere le porte rigorosamente sempre aperte e alle temperature invece eccessivamente basse che vi si ritrovano nel periodo estivo.

Se si uniscono questi dati energetici al numero di centri commerciali presenti sul territorio si può ben capire quanto essi siano poco sostenibili e quindi quanto possa essere importante un intervento anche minimo in termini di efficienza energetica: si stima infatti che 165 milioni di metri quadrati in Europa siano occupati da centri commerciali, 93 mila dei quali realizzati in Italia nei primi sei mesi del 2016. L’Italia occupa il quarto posto nella classifica complessiva dei paesi europei (fonte: European Shopping Centre Development Report).

Alcuni buoni esempi di centri commerciali sostenibili 

 Il centro commerciale sostenibile Elnos Shopping di Brescia Roncadelle.Il centro commerciale sostenibile Elnos Shopping di Brescia Roncadelle.

Nel panorama fin qui descritto, in cui i centri commerciali si attestano come complessi edilizi sostanzialmente energivori e poco sostenibili, si distinguono alcune strutture di nuova costruzione virtuose che hanno visto progettisti e committenti porre attenzione alla tematica ambientale sia in fase progettale che di realizzazione.

Un esempio è il nuovo centro commerciale Adigeo di Verona, costruito su un’ex area industriale: ha superficie di oltre 70 milamq e ha ottenuto la certificazione LEED Gold con un sistema di climatizzazione a 16 unità di trattamento aria per una portata di 500mila mc/h.

Anche Elnos Shopping a Brescia Roncadelle, che ha inglobato al suo interno il precedente IKEA, che garantisce comfort termico mediante 6 pompe di calore reversibili, 10 unità di trattamento aria per una portata complessiva di 250mila mc/h.

In entrambi i casi gli impianti tecnologici citati sono in classe A di efficienza energetica.

Nuova tendenza di questi mega negozi è il collegamento di tutti gli impianti tecnologici ad un BMS, Building Management System, in grado di garantire il perfetto controllo e la massima efficienza.

L’aspetto riguardante la climatizzazione invernale ed estiva di questi centri commerciali è solo uno dei tanti aspetti che andrebbero considerati nella progettazione e realizzazione di tali strutture. Da valutare attentamente sono anche per esempio la gestione dei rifiuti, della mobilità interna al centro stesso, i consumi idrici e il fabbisogno energetico dovuto all’illuminazione.

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  • pubblicato Lun 8 Gennaio 2018
Giulia Azzini

Giulia Azzini

Appassionata di architettura sostenibile, le piace scrivere e coniuga qui le due cose. Tra un buon libro e un’escursione in montagna si tiene sempre aggiornata. Ama reinventare la propria casa e quella di familiari o amici.

Fonte: Centri commerciali: energivori o sostenibili?

La scelta di un lampadario moderno per ogni zona della casa

La scelta di un lampadario moderno per ogni zona della casa

  • scritto da Redazione
  • categoria Arredamento

Progettare un ambiente non significa solo dargli una forma e una funzione, ma anche far sì che queste si leghino al comfort e all’estetica degli spazi. Scegliere un lampadario moderno e la giusta luce per una stanza è allora fondamentale. Come sappiamo non è possibile pensare di utilizzare l’illuminazione naturale in modo continuo, data la sua disponibilità variabile nell’arco della giornata e dell’anno. Inoltre la scelta della luce ideale in architettura è importante anche per conseguire un significativo risparmio energetico nella progettazione degli interni e dare carattere agli ambienti che altrimenti rischierebbero di restare anonimi.

La scelta di un lampadario moderno

Se nella tua abitazione hai scelto uno stile contemporaneo che strizza l’occhio alle più recenti tendenze del design, un lampadario moderno può aiutare ad aggiungere un tocco in più all’arredamento.

Che siano applique, lampade da soffitto o piantane, i lampadari moderni sono elementi indispensabili per connotare gli ambienti, non solo dal punto di vista funzionale, ma anche dal punti di vista estetico, creando un unicum con l’arredamento e lo stile di casa.

Nessuno spazio va trascurato e le forme degli apparecchi illuminanti e la colorazione della sorgente luminosa vanno scelte con accuratezza.

Il lampadario in cucina

I lampadari moderni in cucina diventano una luce tecnica importante per fare luce sui piani di lavoro e sul tavolo. Solitamente a sospensione, il lampadario va distanziato adeguatamente dalle superfici e va abbinato ad una lampada con la giusta potenza. Inoltre, essendo la cucina il luogo dove la famiglia tende a riunirsi, è necessario che il lampadario a sospensione illumini appropriatamente le superfici, ma senza abbagliare i commensali. La distanza ottimale di una lampada a sospensione dal tavolo è intorno ai 70-90 cm, da modulare in base alle dimensioni della stanza e a quelle del tavolo.

Un lampadario moderno a sospensione per la cucina

La scelta del lampadario per la camera da letto

In camera da letto, una luce più rilassante sui comodini può accompagnarci dolcemente tra le braccia di Morfeo, ma dare anche vivacità e un tocco di modernità alla camera se si sceglie un apparecchio di design. La classica abat-jour aiuta a ricreare un’atmosfera intima, soprattutto se la camera non è molto ampia, ma a questo elemento classico possono aggiungersi plafoniere, applique o lampade da terra impiegando una lampadina a luce calda, che scalda l’ambiente, smorza i colori della stanza e non affatica la vista.
Se non credete che un abat-jour moderna possa adattarsi all’ambiente, c’è sempre la possibilità di installare un’applique sopra il comodino, che così resterà libero di accogliere altri oggetti di arredo.

Abat jour moderni per illuminare la camera da letto

Lampadari per il soggiorno

Nel soggiorno, i lampadari moderni svelano tutto il carattere del proprietario di casa, diventano elementi di comunicazione con gli ospiti e, se scelti attentamente, dialogano con l’arredo. Raffinati ed essenziali, oppure estrosi e vistosi, i lampadari moderni possono giocare con forme e geometrie inconsuete, puntando tutto sull’effetto sorpresa, soprattutto quando si accendono le luci.

Lampadari moderni a sospensione per la zona living

Se preferisci la ricercatezza e la classe delle linee pulite, una lampada da terra o una coppia di lampade moderne a sospensione possono arricchire l’ambiente nonostante la loro semplicità.
Non sempre poi il bianco è una scelta obbligata quando si parla di lampade. Alcune soluzioni moderne sfruttano geometrie minimal unite a materiali innovativi, magari lucenti e brillanti per avere maggior impatto negli ambienti. È il caso delle lampade a sospensione a cilindro, simili a a candele rovesciate che illuminano in maniera soffusa angoli e punti precisi di una stanza, oppure ambienti e corridoio dal soffitto molto alto.

In soggiorno piantane e lampade moderne a sospensione

Lampadari a sospensione per illuminare il living

Scenografici, semplici o tecnologici i lampadari moderni concorrono decisamente a dire chi siamo, illuminare con discrezione, dare vita ad uno spazio, esaltare angoli, impreziosire ambienti. La rete è un’ottima risorsa di spunti e consigli per arredare e scegliere gli apparecchi illuminanti che fanno al caso nostro. Il sito Lampadari Luce Design, per esempio propone un blog ricco di idee e spunti per giocare con luce ed interior design. In più nel suo e-commerce offre una vasta gamma di prodotti per tutti gli stili e le scelte di arredo: dall’illuminazione classica ai lampadari moderni, con un occhio di riguardo anche per le luci da esterno e le lampade a led.

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  • pubblicato Gio 28 Dicembre 2017

Fonte: La scelta di un lampadario moderno per ogni zona della casa

Regali di Natale originali per i creativi di ogni età

Regali di Natale originali per i creativi di ogni età

  • scritto da Redazione
  • categoria Curiosità ecosostenibili

Non si è mai troppo in anticipo sui regali di Natale, e se bisogna prepararsi ad uno scambio di doni con amici creativi serve davvero tempo per trovare il regalo perfetto. Abbiamo selezionato per voi alcune idee per regali di Natale originali che non faranno di certo sfigurare al momento di scartare i regali sotto l’albero.

Regali di Natale originali per gli amici creativi

Si può essere dei creativi in tante diverse discipline, dalla musica, alle scienze, al disegno, fino al mondo dei videogames. Perché allora non pensare ad un regalo che rispecchi la naturale inclinazione creativa dell’amica o del cugino di turno?

  • Fermalibri Evolution

Cosa ci differenzia dai nostri progenitori? La cultura, ovvio. Tutto quello che l’umanità ha prodotto, scritto e creato in millenni di storia segna le tappe della nostra evoluzione da primati a uomini. La coppia di segnalibri Evolution rappresenta proprio questo concetto, semplice e incontestabile: due figure in metallo, una scimmia e un uomo, si stagliano da un foglio di metallo per reggere i libri preferiti del tuo amico amante della letteratura.

Il fermalibri evolution come regalo di Natale

  • Lampada 3D

Perfetta per gli appassionati del design e delle illusioni ottiche questa lampada 3D riproduce un effetto tridimensionale pur essendo completamente piatta! Simile ad una normalissima lampada da tavolo, questo oggetto in realtà riproduce le sembianze di un paralume ed emette una luce che crea atmosfera. Alimentata ad energia elettrica sia tramite cavo usb che attraverso un normale adattatore per la presa della corrente, questo regalo di Natale originale farà un figurone sulla scrivania di un’amica creativa, magari architetto di interni!

Per Natale un regalo per creativi come la lampada 3d

  • Penna 6 in 1

Perché accontentarsi di una semplice penna a sfera quando si può regalare un aggeggio che racchiude ben 6 utensili? Il regalo perfetto per Natale se hai un amico creativo e appassionato di bricolage, questa “penna”, come l’antenato coltellino svizzero, nasconde al suo interno 2 cacciaviti (a stella e piatto), una bolla, un righello e un pennino per gli schermi touchscreen.

  • Graffette fotografiche

Altamente consigliato agli amanti di Lomo, Polaroid, digitali, reflex o qualunque macchina fotografica in circolazione. Questo set di 6 graffette fotografiche è pensato per appendere le immagini preferite in tutta libertà, grazie alle ventose e al filo incluse nella confezione. Oggi il mercato della fotografia digitale offre una miriade di macchine fotografiche e di supporti per la stampa, eppure si è persa l’abitudine di incorniciare le proprie foto preferite, che spesso restano in formato digitale nella memoria del pc. Ora stamparle avrà un senso in più: mostrare la propria passione per le foto ma in modo originale.

  • Catapulta Leonardo Da Vinci (kit)

La creatività fa capolino già da piccini e trova terreno fertile nei giochi che solleticano la curiosità e l’inventiva. Il creativo per eccellenza, si sa, è il grande Leonardo Da Vinci che tra i suoi scritti ha lasciato i progetti dettagliati di macchine da guerra e fortini. Questa catapulta riproduce in scala ridotta proprio una delle macchine del genio del Rinascimento, si monta come una puzzle da 20 pezzi ed è realmente funzionante. Una curiosità: il modellino riprodotto in scala ha una gittata di ben 10 metri. Immaginate la potenza distruttiva della macchina in scala 1:1! Creativi si, distruttivi no, quindi attenti a non fare danni in casa!

La catapulta di Leonardo Da Vinci da regalare ai cretivi

  • Matite spaziali

Amanti dello spazio o amanti del disegno con una passione per i pastelli e le matite, i tuoi amici creativi apprezzeranno questo dono di Natale semplice ed azzeccato. Qual è il nesso tra Universo e matite di grafite? Nello Spazio sarebbe difficili utilizzare una sostanza liquida come l’inchiostro per via dell’assenza di gravità, per questo motivo tra gli strumenti di scrittura sono preferibili le matite. Questo set di 12 matite spaziali sono contenute in un tubo che riproduce galassie lontane.

Matite spaziali per creativi del disegno come regalo di Natale

  • Mini agenda GameBoy

La console portatile che ha fatto storia con i suoi giochi che a distanza di quasi 30 anni restano dei capolavori indiscussi ispira una serie infiniti di oggetti. I creativi dei videogame di oggi devono tutto al GameBoy della Nintendo che viene spesso celebrato con gadget di vario tipo che riproducono le sembianze del mitico videogioco portatile. Per Natale può essere un’idea originale quella di riproporre la magia dei bit di Super Mario Land riprodotto sulla copertina di questa mini agenda a forma di GameBoy. Un successo assicurato.

La mini agenda ufficiale Game Boy. Regalo di Natale perfetto per i creativi.

  • Lampadina Bright Idea

Un’intuizione, un pensiero geniale e si accende la lampadina! È così che nascono le migliori idee dei creativi. E allora perché non donare scherzosamente una “lampadina” anche a Natale con questa lampada usb, perfetta idea regalo, da collegare al pc portatile: fuori ricorda i vecchi bulbi ad incandescenza, dentro nasconde una sofisticata tecnologia a LED per illuminare e risparmiare. Non illumina certamente quanto una lampada potente, ma rischiara una stanza e resta accesa per un po’ anche una volta staccata dal supporto elettrico grazie al bulbo che all’esterno è fosforescente.

Scopri su DottorGadget le idee regalo per Natale per creativi menzionate nell’articolo.

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  • pubblicato Ven 24 Novembre 2017

Fonte: Regali di Natale originali per i creativi di ogni età

L’uso dei droni per combattere l’abusivismo edilizio

L’uso dei droni per combattere l’abusivismo edilizio

  • scritto da Mariangela Martellotta
  • categoria Curiosità ecosostenibili

L’universo dei droni – velivoli senza pilota comandati con un sistema in remoto – è in costante evoluzione. Da strumenti di nicchia, con funzioni limitatissime, i droni sono diventati alla portata di tutti per consentire gli usi più disparati e tra questi hanno anche assunto un ruolo importante per combattere l’abusivismo edilizio.

L’uso dei droni nell’ingegneria e nell’architettura è già piuttosto diffuso: si va dalle foto aeree gestite da software per i rilievi topografici alle riprese video-fotografiche per uso amatoriale, dai controlli sulla sicurezza dei luoghi da parte di Enti fino al monitoraggio delle condizioni ambientali. Negli ultimi anni i droni si sono anche rivelati essere utili strumenti per la lotta all’abusivismo edilizio.

Come si usano i droni per la lotta all’abusivismo edilizio

Una delle regioni italiane in cui l’abusivismo edilizio è una piaga consistente è la Regione Campania, dove l’ente Regione ha deciso di avviare un operazione con il Ministero dei Beni culturali in ambito di copianificazione paesaggistica e di attuare controlli territoriali con l’ausilio di nuove tecnologie (satelliti, aerei, droni etc..), in maniera tale che ogni amministrazione comunale conosca la situazione del proprio territorio. E negli ultimi anni anche altre amministrazioni comunali, provinciali e regionali si stanno muovendo per fare in modo che la normativa nazionale riguardante i controlli dell’abusivismo edilizio possa essere delegata ad altri enti locali che, per proprio conto, possano operare in maniera puntuale nella lotta all’abusivismo.

Ad esempio a Nettuno, una cittadina in provincia di Roma, la deliberazione di Giunta comunale dello scorso Luglio mira a “potenziare l’attività di contrasto nei confronti degli illeciti attraverso strumenti tecnologicamente avanzati che consentano l’accertamento immediato, diffuso sequenziale e dinamico delle infrazioni“. Questo è quanto è stato demandato al Comandante della Polizia locale al fine di informare e far formare – con seguente rilascio delle abilitazioni all’uso degli APR – quattro unità di operatori utili alla campagna per la lotta all’abusivismo.

Usando i droni radiocomandati per la lotta all’abusivismo edilizio si hanno una serie di vantaggi:

  • Si possono rilevare e catalogare ampie zone di territorio con un grado di precisione e di dettaglio simili a quelli della tradizionale topografia effettuata con strumentazione a livello di terra, riducendo notevolmente i tempi e aumentando il grado di precisione dei rilievi.
  • Si riescono ad ottenere informazioni riguardanti posizione e forma di oggetti tridimensionali che possono essere sia terreni che manufatti, grazie al tipo di immagini ottenute da sofisticate fotocamere e rielaborate dai software.
  • Si ha la possibilità di effettuare sia rilievi topografici che termografici.

Le attuali criticità nell’impiego dei droni

Quello dei droni è un settore in continua sperimentazione. In Italia, secondo alcuni dati statistici ottenuti dai diversi gestori che si occupano delle licenze per il loro uso, c’è il rischio di un utilizzo non autorizzato paradossalmente anche nel rilevare l’abusivismo edilizio. Infatti, salvo casi di apparecchi amatoriali (con peso inferiore ai 25 kg utilizzati in terreni privati o in appositi campi di volo, come testimoniato dalle statistiche del comparto aeromobili a pilotaggio remoto sotto i 25kg in Italia) per uso limitato, gli aerei a pilotaggio remoto prevedono il possesso di una polizza assicurativa e di un patentino; il che fa capire che pilotare un drone senza assicurazione e senza patentino comportare pesanti sanzioni.

Gli operatori abusivi tuttavia non mancano e spesso il lavoro dei professionisti in regola con l’iter di certificazione Enac è messo in seria e sleale concorrenza. Dai dati ENAC emerge che in Italia la flotta dei droni è costituita da una grossa percentuale che non rispetta le regole, per questo è stata redatta una lista degli operatori che utilizzano i droni coinvolgendo la Polizia nel controllo di chi non è autorizzato.

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  • pubblicato Ven 17 Novembre 2017
Mariangela Martellotta

Mariangela Martellotta

Architetto pugliese. Prima di decidere di affacciarsi al nascente settore dell’Ecosostenibilità lavorava nel settore degli Appalti Pubblici. È expert consultant in bioarchitettura e progettazione partecipata. Opera nel settore della cantieristica. È membro della Federazione Speleologica Pugliese.

Fonte: L’uso dei droni per combattere l’abusivismo edilizio

I risultati del concorso Observatory Houses

I risultati del concorso Observatory Houses

  • scritto da Redazione
  • categoria In Italia

In un luogo incantato in cui il brillio degli astri da spettacolo ogni notte, si trova il castello di Roccascalegna, una struttura di antica fondazione arroccata su una sporgenza rocciosa a cui YAC (in collaborazione con Agenzia del Demanio, ItalianExhibition Group, Comune di Roccascalegna, Casabella e Associazione Italiana Confindustria Alberghi) ha proposto di dare una nuova funzione in linea con la collocazione geografica e le caratteristiche dell’imponente struttura.

Ad Aprile di quest’anno ha lanciato un concorso di idee dal titolo Observatory Houses, per invitare alla rifunzionalizzazione del castello situato in provincia di Chieti e alla progettazione di una residenza-osservatorio.

Tra gli oltre 3 mila partecipanti, provenienti da 101 nazioni, tre i vincitori premiati da una giuria d’eccellenza composta da esponenti del panorama architettonico internazionale, e professionisti locali.

Il primo premio del concorso Observatory Houses è stato aggiudicato dal team italiano di gcarchitetti, che lascia il volume del castello quasi intatto, aggiungendo solo un volume per ospitare le residenze-osservatorio, ognuna con accesso ad un terrazzo dal quale ammirare le stelle racchiusi all’interno di una bolla trasparente (foto di copertina).

È australiano il team MAYBE, vincitore del secondo premio che propone un nuovo corpo di fabbrica formato dalla rotazione di una geometria semplice intorno all’asse verticale, che punta verso il cielo. Ne deriva un giroscopio che racchiude un giardino circolare e crea un tetto dal quale ammirare il castello e le stelle.

Il secondo classificato del concorso di YAC per il castello di Roccascalegna

Il gruppo del Regno Unito NE_HOUSE si aggiudica il terzo posto, con un progetto costituito da più parti, connesse tra loro, che utilizzano lo stesso linguaggio del costruito esistente: la Observatory House, le Observatory Cabins e lo skylounge.

Il progetto terzo classificato al concorso Observatory Houses

Le menzioni “gold” vanno a Romain Bonino (Francia), Studio Pare (Italia), MAKA (Italia) e Architectress (Stati Uniti).

Ulteriori informazioni sul concorso Observatory Houses e la lista completa dei vincitori sulla pagina dedicata al concorso sul sito di YAC.

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  • pubblicato Ven 10 Novembre 2017

Fonte: I risultati del concorso Observatory Houses

Egloo: riscaldare un ambiente con tre candele

Egloo: riscaldare un ambiente con tre candele

  • scritto da Redazione
  • categoria Arredamento

Esiste un modo per riscaldare gli ambienti e allo stesso tempo renderli più accoglienti, grazie alla luce calda che solo le candele sanno sprigionare. Prendi un contenitore di design in terracotta, dei bastoncini di legno, dell’acqua e della cera ed inizia la magia. Il progetto, ideato da Marco Zagaria, designer pugliese formatosi presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, e lanciato oggi su Kickstarter, si chiama Egloo ed è in cerca di fondi per essere commercializzato.

Il calore sprigionato da sole tre candele, diffuso attraverso l’involucro in terracotta, è in grado di riscaldare piccoli ambienti fino a 20 metri quadrati e di aumentarne la temperatura di 2 o 3 gradi, con pochi centesimi di spesa al giorno. Oltre a riscaldare, Egloo funge da umidificatore e diffusore di piacevoli fragranze.

egloo riscalda candele

egloo versione artistica

Il video spiega la filosofia alla base del progetto Egloo e come funziona la “stufa portatile” che riscalda una ambiente con sole tre candele: 

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La terracotta in cui sono racchiusi gli elementi che compongono il sistema è la cosiddetta “Terra da fiamma”, uno speciale tipo di terracotta in grado di resistere alle alte temperature, modellata a formare una base ed una cupola che funge da coperchio che si solleva per rifornire il sistema di acqua o cera.

Oltre alla versione di base con il guscio in terracotta, se il progetto di crowdfunding raggiungerà la quota richiesta per essere messo in commercio, saranno prodotte anche delle versioni artistiche dipinte da artigiani italiani, ideate con l’intento di portare l’arte, ed i benefici psicologici che comporta, nelle case di tutti.

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  • pubblicato Mer 1 Novembre 2017

Fonte: Egloo: riscaldare un ambiente con tre candele

Tour Montparnasse: una seconda possibilità all’insegna della sostenibilità

Tour Montparnasse: una seconda possibilità all’insegna della sostenibilità

  • scritto da Alessio Cedro
  • categoria In Europa

Cupa, fuori scala, piena di amianto: diverse sono state le critiche mosse alla Tour Montparnasse dalla sua inaugurazione il 18 giugno del 1973, quando, il colossale grattacielo in stile Manhattan stravolse l’armonia dei tetti parigini pensata da Haussmann. Tanto che Nicolai Ouroussoff, critico di architettura del New York Times dal 2004 al 2011 affermò che salire all’ultimo piano della torre è l’esperienza più bella che si può fare a Parigi perché “è l’unico posto da cui non la vedi”.

Con una superficie di 120.000 mq, la Tour Montparnasse firmata dagli architetti Jean Saubot, Eugène Beaudouin, Urbain Cassan e Louis de Hoÿm de Marie è stata fino al 2011 l’edificio più alto della Francia. Visibile dai quattro angoli di Parigi questo enorme grattacielo a vocazione terziaria domina con i suoi 210 m di altezza e 59 piani l’impianto dell’omonima stazione.

Il futuro della Tour Montparnasse

Viste le numerose critiche, la domanda ricorrente nel tempo è stata: cosa farne di questo ingombrante ospite?

La possibilità di una demolizione è stata spesso presa in seria considerazione, nel 2014, le due candidate sindaco si sfidarono proprio sulla possibilità di eliminare definitivamente il gigante da 150.000 tonnellate.

Abbatterla? “Francamente, è una follia”, dichiarò la socialista Anne Hidalgo, mentre la rivale della destra Nathalie Kosciusko-Morizet evocava la via della demolizione. Con la successiva vittoria dei socialisti alla possibilità di una demolizione è stata preferita quella di un completo restyling dell’edificio.

È di pochi giorni fa la notizia che lo studio Nouvelle AOM si è aggiudicato il concorso internazionale per il restyling della Tour Maine-Montparnasse in nome della sostenibilità. Il consorzio di studi parigini Nouvelle AOM, istituito per affrontare questo progetto (composto da tre società in collaborazione: Franklin Azzi Architecture, Chartier Dalix Architectes e Hardel et le Behan Architectes) ha avuto la meglio nella consultazione di fronte a studi del calibro di Dominique Perrault Architecture, Architecture Studio, MAD Architects, OMA, PLP Architecture e Studio Gang.

 Studio Nouvelle AOMStudio Nouvelle AOM

La ristrutturazione e messa a norma della torre, stimata intorno ai 300 milioni di euro (finanziati interamente dai co-proprietari della torre) sono un tema forte di attualità. Infatti il progetto, che prevede la bonifica dall’amianto, intende conferire all’edificio un nuovo mix funzionale che gli permetterà una miglior integrazione nel quartiere e ridurrà le emissioni anche grazie a nuove facciate climaticamente performanti.

L’intervento, che strizza l’occhio ai Giochi Olimpici di Parigi 2024, sarà quindi un cantiere faro per il rinnovamento del XV arrondissement e dell’intera città.

 Vista dal tetto del centro Pompidou, New AOMVista dal tetto del centro Pompidou, New AOM

L’edificio sarà più trasparente, luminoso ed ecologico, con terrazze “green” e giardini pensili. Rialzata di 18 m e coperta da una serra bioclimatica, la torre vedrà rimpiazzate le oltre 7.200 finestre con una doppia pelle chiara e trasparente che sostituirà l’attuale facciata scura, che sin dal principio aveva reso l’edificio così gelido e austero.

In sintonia con l’impronta della Parigi haussmanniana, i primi 13 livelli disporranno di balconi che permetteranno alla torre di “dialogare” con la città, mentre un giardino pensile al 14° piano li separerà dai piani superiori, destinati al terziario. In cima, un hotel garantirà la connessione alla grande serra agricola in copertura.

Il progetto si delinea dunque come un intervento di riqualificazione su ampia scala:, la torre, che ospiterà un mix di funzioni, intende diventare un polo attrattivo ed inclusivo per il quartiere, mentre gli interventi strutturali sono volti a migliorare notevolmente le caratteristiche prestazionali dell’edificio portando la Tour Montparnasse nel XXI secolo.

Nonostante questi presupposti non sono mancate le critiche, i parigini infatti hanno già ribattezzato il nuovo progetto “corbeille de légumes” ovvero, cesto di verdura. L’appellativo ironico, che si riferisce alla nuova copertura verde cela preoccupazioni assai più serie. L’edificio, infatti, come si può vedere dai rendering di concorso, crescerà anche in altezza, ai 210 metri attuali se ne aggiungeranno altri 18 per ospitare la serra in copertura e i pannelli fotovoltaici.

Kurt Kohlstedt, autore di numerose pubblicazioni online su arte urbana, architettura, design e tecnologia, in uno suo recente articolo “Renderings vs Reality” aveva mosso delle critiche ad un altro esempio di grattacielo dalle aspirazioni green paragonando l’acclamatissimo bosco verticale di Boeri al suo rendering: ”l’opera conclusa era, per quanto ammirevole, molto meno seducente di quella annunciata”. Concludendo che i grattacieli verdi richiedano più energia di quanto aiutino a risparmiarne, oltre a necessitare di rinforzi speciali e soluzioni altamente tecnologiche per sostenere il peso dei vegetali.

Speriamo che il giovane team di architetti parigini riesca nell’impresa di conciliare gli aspetti della progettazione sostenibile con quelli più tecnici e tecnologici senza che ciò giochi a scapito della forma architettonica.

L’inizio dei lavori, che dureranno 5 anni, è previsto per il 2019. Non resta che darsi appuntamento ai giochi olimpici del 2024 per trarre delle conclusioni e vedere conclusa la nuova Torre Maine-Montparnasse.

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  • pubblicato Gio 26 Ottobre 2017

Fonte: Tour Montparnasse: una seconda possibilità all’insegna della sostenibilità